<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Eliotropio:yoga, massaggio californiano, shiatsu, educazione prenatale, corsi di yoga, corsi di yoga per la gravidanza, corsi di preparazione al parto, corsi per l'accompagnamento prenatale

lo Yoga si pratica anche a 99 anni


Tai Chi: domenica 12 dicembre stage di Tai chi
Si sta formando il gruppo delle mamme per il prossimo corso prenatale di accompagnamento alla gravidanza e preparazione al parto . Le iscrizioni sono ancora aperte
Sono aperte le iscrizioni al seminarioSHANKA PRAKSHALANA (Le Purificazioni) che si svolgerà a maggio. Posti limitati.
vai a visitare i l nuovo sito dell'Eliotropio interamente dedicato alla vita prenatale


Disponibilesu Macrolibrarsi anche in italiano il libro di Evelyne Disseau dedicato alla vita prenatale. Leggine un capitolo

Eliotropio apre una Sezione Anep a CREMA

omaggio a Tertulliano Scattolin
attivato il FORUM delle mamme
sono ripresi gi incontri PATANJALI
E' ancora possibile iscriversi ai corsi di yoga
serie di incontri di preparazione alla menopausa
Riflessologia Plantare lo stage di approfondimento a settembre

Riflessologia Plantare:stage introduttivo di 6 ore
Corso di massaggio ai bambini da1 a 12 mesi: RIPETIBILE A RICHIESTA

La pratica di yoga è ripresa il 7 settembre alle 19

la pratica di Tai Chi è ripresa il 7 settembre alle 20,15

Papilloma: riflettiamo bene sull'opportunità di vaccinare le bambine

Meningite : Vaccini contro la meningite: i dati che i media non diffondono

Niente sciroppi per la tosse
ai bambini sotto i sei anni

Allattare e accudire un bambino ai primi passi :E uscito il nuovo libro de La Leche League Italia Allatti ancora?
Firma anche tu la petizione del GOL in difesa dei bambini contro la pedofilia

Vaccinazioni: Lombardia Piemonte e Toscana all'avanguardia nella salute del bambino deliberano che le vaccinazioni non sono obbligatorie

I cibi negativi per la salute del bambino
Fumo e alcool in gravidanza sono delle droghe per il bambino. Quando nascerà piangerà sempre per dolori di crisi di astinenza
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Le lettere dell'Eliotropio

Pubblichiamo qui la  lunga serie di lettere scritte ogni mese dai membri dell'Eliotropio.

Trattiamo qualsiasi soggetto, infatti l'Eliotropio è apolitico e rispetta ogni religione.

Sarà quindi nostra cura dimostrare che non è il privilegio di gruppi politici o religiosi trattare di certi argomenti.

 

(continua)

Gli Animali

Ogni essere vivente ha diritto al rispetto senza inferiorità né superiorità.
Eppure l'uomo si crede superiore.

E' facile accogliere in primavera un cucciolo in casa per rendersi felici! Ma è altrettanto facile, qualche mese dopo, portare con sé in ferie questo cucciolo cresciuto e ingombrante? Darà fastidio in macchina, complicazioni sul treno o in aereo, per non parlare degli alberghi!

Così, ogni anno, questi poveri animali si ritrovano abbandonati sulla strada.

Però tutto è relativo e possiamo considerare che sono più felici gli animali abbandonati e liberi che non quelli incatenati e maltrattati, oggetto di sfogo da parte di esseri umani, tali solo di nome.

Ma il culmine della sofferenza la vivono gli animali che servono per la vivisezione. E' inutile discutere qui sul pro e il contro della vivisezione. E' sufficiente sapere che, nell'ombra, migliaia di esseri viventi soffrono il martirio, privi della libertà che la natura dava a loro come diritto, privi della possibilità di difendersi. Non è possibile ignorare questo genere di sofferenza sotto il pretesto che è animale. Provate a lasciarvi rapire dallo sguardo di un animale che chiede aiuto perché soffre. Non potrete sopportare questo sguardo, poiché la sua sofferenza diventerà vostra.
Certo, non tutti possono trasformarsi in San Francesco d'Assisi e glorificare ogni "creatura". Eppure siamo parte di ogni creatura, viviamo al ritmo dell'universo e siamo parte di esso. Dobbiamo Rispetto a tutto quello che vive.

Noi esseri umani chiediamo di essere amati...Cerchiamo di amare per primi! Per cominciare, rispettiamo la vita, amiamo la nostra madre Terra, la natura e gli animali. Forse, dopo, saremo in grado di conoscere il vero significato della parola "Amore".

Evelyne Disseau

Una poesia di Senghor.foto

Non c'è più nulla, mamma, da succhiare
in questi tuoi seni avvizzito:
dillo tu a mia sorella che smetta di agitarsi
chiedendo inutilmente latte.
Domani, se muoio prima dell'alba,
che un po' di luce illumini i tuoi occhi
per guardarci dentro l'ultima volta.
E poi non mettermi, ti prego,
nella fossa con gli altri,
ma qui, vicino a te, coperto con poca terra.
A Dio io chiederò che un figlio simile a me
ti mandi dal cielo, ma...aspetti,
finché tra gli uomini ci sia un po' di amore,
che non succeda anche lui
di morire come me.

Leopold Senghor
ex-presidente della Repubblica del Senegal
poeta

L' Anziano

uomo vecchio_delmondo_165x200E raccapricciante e mi lascia tanto malinconia nell’animo ogni qualvolta entro in certi luoghi a contatto di realtà alquanto desolanti della condizione umana . Queste mie considerazioni nascono da un rapporto abbastanza frequente che negli ultimi tempi ho intrattenuto con alcuni "ospizi", luoghi dove l’anziano ormai ritenuto inutile e non autosufficiente e’ "parcheggiato " negli ultimi anni di vita in un completo isolamento sia interiore che esteriore .

La vecchiaia spesso porta anche alla solitudine è vero, e cosi’ trovi in quegli sguardi assenti un rifiuto costante alla comunicazione ; ognuno vive con se stesso e rincorre solo i propri pensieri. E cosi’ in questo stato di incomunicabilità l’egoismo solca gli animi ogni giorno sempre più profondamente.

E se ti accosti a loro per cercare di comunicare, alcuni ti rispondono con piccoli discorsi o a monosillabi o a gesti, altri invece assenti non ti rispondono affatto , ma alcuni quelli più pronti, e sono pochi, ti raccontano di quel loro passato e non del loro futuro perché quello non esiste più, e’ morto ormai da tempo.

E ti rivolgi a loro ……….. Carletta, 91 anni, sorda e sempre con il capo reclino si solleva, aguzza lo sguardo e ti risponde con una vocina vivace e piena di brio, Anna smette di imprecare come spesso fa, contro tutto e tutti, quasi vuole sputare odio al mondo intero, si azzittisce ti guarda per un attimo ascolta le tue parole e abbassa il capo quasi per scusarsi ma e’ più’ forte di lei poi riprende ancora a gridare disturbando tutti.

E Clara che ti afferra’ la mano stringendola forte, non ti vuol lasciare andare via, chissà perché’, forse vuole inconsciamente un contatto umano, ti chiede con insistenza delle cose, sempre le stesse, la sua mente e’ vuota; Carla ordinatissima "normale" psichicamente ma cieca, sferruzza con grande volontà e interesse e con estrema difficoltà ; negli anni ha sviluppato per necessità la sua parte sensoriale e riesce a fare anche cose complesse per lei con molta precisione .

E tanti altri ne vedo in queste condizioni che non conosco da vicino ma che ti trafiggono il cuore al solo sguardo.

Certo ci vuole un gran coraggio vivere li dentro , anzi...morire anzitempo!

Amelia


Io racconto … un luogo del cuore

“La felicità spesso si insinua attraverso una portache non sapevate di aver lasciato aperta.”
John Barrymore

Via Venezian, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori: fino a un paio di anni fa non ero incline a frequentare questo luogo che evocava in me immagini di teste calve, occhi spenti, corpi smagriti, e mi induceva a pensare alla sofferenza senza speranza e alla morte, due “belve” queste ultime che la mia parte razionale aveva difficoltà a domare.

Al nono ed ultimo piano dell’Istituto si trova una cappella, la “Cappellania Beato Papa Giovanni XXIII e Beato Cardinal Ferrari”, un luogo di culto molto essenziale ma suggestivo.

Di pianta rettangolare, la zona dell’altare è rialzata su una pedana di marmo bianchissimo. Anche l’altare, il leggio e le due poltrone sono di marmo candido, quasi ad indicare che quello è il luogo della purezza.

La parete posteriore all’altare è perlinata di legno scuro e, a circa due metri di altezza, diventa una grata lignea con un crocifisso, oltre la quale si intravede, più dietro, una vetrata variopinta nei colori del blu, azzurro e rosso, che crea un gioco di luci colorate molto suggestivo, visibile attraverso la grata.

Nell’angolo destro della chiesa, accanto alla zona dell’altare, si trova una statua della Madonna con il Figlio, ambedue con vesti bianchissime con decorazioni dorate.

Questa cappella è il luogo di ritiro e di preghiera dei tantissimi pazienti e familiari che frequentano l’Istituto.

All’entrata è posto un quaderno aperto che “gronda” non solo di centinaia di suppliche, ma di altrettanti ringraziamenti e atti di affidamento al Signore da parte dei visitatori.

Non mi era mai capitato di frequentare quel luogo di preghiera, finché, due anni fa, quattro righe di un referto mammografico hanno segnato una svolta nella mia esistenza.

Il giorno del mio primo ricovero all’Istituto, dopo aver percorso qualche volta il corridoio del reparto, sono sprofondata nello sgomento: avevo varcato la soglia di un luogo dove si perdono tutte le certezze e dove la vita non è più scontata.

Intorno a me era il vuoto.

Subito dopo ho sentito un richiamo a non rimanere ai “piani bassi”, ma ad elevarmi, e così ho preso l’ascensore e, dal terzo piano, sono salita fino al nono.

Entrata nella cappella, regnava il silenzio assoluto. C’era in quel momento solamente una donna curva sul suo banco che meditava. Mi sono inginocchiata e ho incominciato a fissare il Crocefisso appeso alla grata. Mi domandavo che senso avesse il trovarmi in quel luogo, lontana dalle mie creature in tenera età che mi aspettavano a casa e continuavano a chiedere di me.

Stavo ancora fissando il Crocefisso quando mi è sembrato di udire una voce, che parlava diritto al mio cuore e mi diceva che mi veniva offerta un’opportunità. “Macché! Un’opportunità? Ma che idiozia è questa?”, diceva la ragione, “Stai zitta, la voce sta parlando a me, poi cercherò di spiegarti tutto con calma”, ammoniva il cuore rivolto alla ragione.

Ebbene, mi veniva proprio data un’opportunità! Avevo la possibilità di penetrare uno strato più profondo dell’Esistenza, quello delle cose sempre valide e sempre vere, una dimensione che spesso non si riesce a raggiungere, perché ci si ferma allo strato superficiale.

Ecco che, dopo quella rivelazione, il mio sguardo non si fermava più al Crocefisso appeso alla grata, ma riusciva ad andare più in là, verso la luce. Dietro la croce della grata, che era la mia sofferenza, vedevo ora un mondo colorato, che scaturiva dai giochi della luce del sole che passava attraverso la vetrata blu, azzurra e rossa. Tanti pensieri affollavano la mia mente. Allora è possibile provare gioia anche nella sofferenza? O meglio, attraverso la sofferenza si impara ad assaporare altre gioie, quelle che non si esauriscono?

Dopo quella rinascita sono tornata tante volte nella cappella del nono piano. Alcuni giorni ero dolorante per le ferite appena suturate, altri ero prostrata e svuotata dalle terapie adiuvanti e una parrucca copriva la mia testa calva. Seduta ai primi banchi, i miei occhi guardavano verso l’angolo a destra dell’altare e incontravano ogni volta lo sguardo rassicurante della Madonna, che mi tranquillizzava sul destino dei miei figli: li aveva messi sotto il suo manto ed erano al sicuro.

Ad ogni visita nella cappella, il mio cuore si trovava a casa.

Mi è capitato anche di partecipare alla Santa Messa e lì il mio cuore si espandeva, e insieme agli altri malati mi pareva diventassimo un solo cuore; eravamo un pezzo di umanità accomunata dalla sofferenza: donne, uomini, bambini, ciascuno con il suo vissuto particolare, diversi e uguali allo stesso tempo.

Ultimamente vado di rado alla cappella che è molto distante dalla mia abitazione, ma so che in quel luogo mi è stata data veramente un’opportunità e sono stata aiutata a coglierla. Il mio cuore ha avuto un piccolissimo assaggio della gioia vera e ora non si accontenta più di vivere “ai piani bassi”, ma vuole volare in alto, dove c’è un mondo variopinto i cui colori non sbiadiranno mai.

Anna Bertinelli


 



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